ULTIME PUBBLICAZIONI
banner
logo
banner

Carpi, Cioccolato in Piazza 2021

Foto: Carpi

Torna Cioccolato in Piazza a Carpi dal 22 al 24 Ottobre 2021 in Piazza Martiri.


Il cioccolato torna ad essere il Re di Piazza Martiri per un weekend: sarà di nuovo Cioccolato in Piazza, la manifestazione organizzata da SGP en plein air, con il patrocinio di Comune di Carpi.


Cioccolato in Piazza è ormai considerata un must per tutti i golosi e gli appassionati del genere.


SCULTURE DI CIOCCOLATO

Le sculture di cioccolato possono diventare dei centrotavola spettacolari, se presentati ad una festa, in un ricevimento di nozze o ad un meeting aziendale. Potrebbero rappresentare qualsiasi cosa, da una composizione floreale o una scultura astratta di un logo aziendale, oppure dei semplici cioccolatini, presentati dentro una scatola scolpita a mano, anch’essa di cioccolato. Si può scolpire qualunque cosa, e generalmente quest’attività può essere praticata in modo autonomo, direttamente dalla propria abitazione.

Occorrente:

Cioccolato al latte

Stampi per cioccolato

Spatola di gomma

Termometro da cucina

Carta forno

Miele

A questo punto, ci occuperemo degli stampini. È fondamentale acquistare qualche stampino da cioccolato, per prendere dimestichezza con la tecnica, soprattutto se si è alle prime armi. In seguito, è fondamentale sciogliere il cioccolato al latte, che dovrà essere versato negli stampi. A seguire, metterlo in frigorifero fino a farlo solidificare. Non rimane altro da fare che sformare i cioccolatini ed in questa maniera si avrà portato a termine la prima semplice scultura.

In questo passo parleremo del cioccolato plastico. Iniziare a realizzare questa sorta di “argilla”, fondendo 280 grammi di cioccolato a bagnomaria, oppure utilizzando un forno a microonde. Successivamente, aggiungere 80 grammi di miele, per poi mescolare e versare il composto su un foglio di carta da forno. A seguire, avvolgerlo e lasciarlo in frigorifero per tutta la notte. Il cioccolato diventerà abbastanza flessibile in modo da poterlo modellare come un argilla.

A questo punto, vediamo qualche tecnica avanzata. Per prima cosa, è necessario sciogliere il cioccolato a bagnomaria, avendo cura di non fare entrare a contatto la ciotola con l’acqua, che a sua volta non deve essere bollente. Lasciare, quindi, che sia il vapore a sciogliere il cioccolato, ma se si desidera, è possibile facilitare l’operazione, mescolando tramite l’ausilio di una spatola di gomma, in modo tale che il prodotto si sciolga in modo pressoché uniforme. A questo punto, occorre verificare la temperatura del cioccolato, per non farlo bruciare. Deve rimanere pressoché costante tra i 53 ed i 55 gradi centigradi, e non dovrebbe mai superare i 57 gradi. Successivamente, versare il cioccolato fuso sulla carta da forno, per poi stenderlo tramite una spatola per formare uno strato spesso circa mezzo centimetro. In questa fase è opportuno avere cura di lavorare velocemente, dal momento che il cioccolato si raffredda in pochissimo tempo e diventa difficile da spalmare.

A questo punto, occorre lasciare raffreddare il cioccolato in frigorifero per circa quindici minuti, per poi rimuoverlo e lasciarlo a temperatura ambiente per un altro quarto d’ora. È opportuno avvalersi dell’utilizzo di un coltello per tagliare i pezzi che serviranno per la realizzazione della scultura, per poi incollarli insieme, utilizzando del cioccolato fondente fuso, in modo da saldarli definitivamente. Successivamente, lasciare i pezzi che non si stanno utilizzando, in frigorifero, e tentare di non maneggiare eccessivamente il cioccolato. Il calore delle proprie mani potrebbe fonderne i bordi o addirittura lasciare delle impronte digitali sul lavoro effettuato.


IL CIOCCOLATO

Il cioccolato, o cioccolata (specie se fusa o da spalmare), è un alimento derivato dai semi dell’albero del cacao, ampiamente diffuso e consumato in tutto il mondo. Il termine “cioccolata” viene utilizzato come sinonimo di “cioccolato” oppure per indicare una bevanda liquida a base di polvere di semi di cacao, nell’uso occidentale contemporaneo invariabilmente con l’aggiunta di zucchero (al contrario di come veniva consumato il cacao in bevande salate e speziate nelle culture precolombiane).

Nella produzione artigianale di qualità, il cioccolato è preparato utilizzando la pasta di cacao come realizzata e imballata nei paesi d’origine con l’aggiunta di ingredienti e aromi. In alcuni casi il produttore parte direttamente dalle fave di cacao procedendo alla tostatura e alle successive fasi della lavorazione. In questo modo il controllo del produttore sulle caratteristiche che avrà il prodotto finito è superiore. Nella produzione industriale o comunque di minor pregio qualitativo, è preparato miscelando il burro di cacao (la parte grassa dei semi di cacao) con polvere di semi di cacao, zucchero e altri ingredienti facoltativi, come il latte, le mandorle, le nocciole, il pistacchio o altri aromi.

Oltre a ciò, il cioccolato è anche un ingrediente di svariati dolciumi, tra cui gelati, torte, biscotti e budini. Alcuni studi sembrano confermare che il consumo frequente di cioccolato possa condurre a una particolare forma di dipendenza detta, per analogia con l’alcolismo, cioccolismo. Altri studi dimostrano come l’assunzione di cioccolato stimoli il rilascio di endorfine, in grado di aumentare il buon umore.


La storia del cacao e del cioccolato

La domesticazione della pianta del cacao ha origini antichissime e, secondo precise ricerche botaniche, si presume che fosse presente più di 6.000 anni fa nel Rio delle Amazzoni e nell’Orinoco. I primi agricoltori che cominciarono la coltivazione della pianta del cacao furono i Maya solo intorno al 1000 a.C. Le terre che si estendono fra la penisola dello Yucatán, il Chiapas e la costa pacifica del Guatemala furono quindi le prime a vedere l’inizio della storia del cacao, e insieme a questo del cioccolato.


La leggenda dice che la coltura del cacao fu sviluppata dal terzo re Maya, Hunahpu. Un’altra leggenda, questa volta azteca, dice che in tempi remoti una principessa fu lasciata dal suo sposo partito in guerra a guardia di un immenso tesoro; quando arrivarono i nemici la principessa si rifiutò di rivelare il nascondiglio di tale tesoro e fu per questo uccisa; dal suo sangue nacque la pianta del cacao, i cui semi sono così amari come la sofferenza, ma allo stesso tempo forti ed eccitanti come le virtù di quella ragazza.


Tornando alla storia, successivamente ai Maya anche gli aztechi cominciarono la coltura del cacao, e in seguito la produzione di cioccolata; associavano il cioccolato a Xochiquetzal, la dea della fertilità. Con valore mistico e religioso, il cacao veniva consumato dall’élite durante le cerimonie importanti, offerto insieme con l’incenso come sacrificio alle divinità e a volte mischiato al sangue degli stessi sacerdoti. A conferma di ciò, sono stati trovati diversi esempi di raffigurazione della pianta del cacao su alcuni vasi e codici miniati Maya.

Nel Seicento il cacao arriva in Toscana per merito del commerciante di Firenze Francesco d’Antonio Carletti, concedendo ai mercanti Lucchesi, i patrizi Maionchi, la diffusione dei così detti “semi delle Americhe”. Fu Caterina, figlia di Filippo II di Spagna, che sposò nel 1585 Carlo Emanuele I, duca di Savoia a diffondere il Cioccolato con l’arrivo a Firenze alla corte di Cosimo III de Medici.


Nel 1606 il cioccolato veniva prodotto in Italia nelle città di Firenze, Venezia e Torino. Le tracce dell’antico legame fra Firenze e la cioccolata si ritrovano in alcuni fondi librari della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze (Magliabechiano e Palatino), dove si rintracciano numerosi scritti che testimoniano a partire dal 1600 un acceso dibattito sul cioccolatte e sui suoi consumi (Francesco Redi, Lorenzo Magalotti, Francesco D’Antonio Carletti). Sempre a Firenze, dal 1680, si rintracciano numerosi scritti sul tema della cioccolata. Nel 1680 esce Differenza tra il cibo e ‘l cioccolatte… (a cura di Giovan Battista Gudenfridi), cui seguono nel 1728, Parere intorno all’uso della cioccolata (Giovan Battista Felici), Lettera in cui si esaminano le ragioni addotte dall’Autore del primo parere intorno all’uso della cioccolata (Lorenzo Serafini), Lezione accademica in lode della cioccolata (Giuseppe Avanzini) e Altro parere intorno alla natura, ed all’uso della Cioccolata disteso in forma di lettera… (Francesco Zeti).


Nel 1615 Anna d’Austria, sposa di Luigi XIII, introdusse il cioccolato in Francia. Tra il 1659 e il 1688 l’unico cioccolataio presente a Parigi fu David Chaillou. Nel 1650 il cioccolato viene commercializzato anche in Inghilterra; a Oxford si inizia a servire il cioccolato negli stessi locali in cui si serviva il caffè. Nel XVII secolo divenne un lusso diffuso tra i nobili d’Europa e gli olandesi, abili navigatori, ne strapparono agli spagnoli il controllo mondiale e il predominio commerciale.


Nella Venezia del Settecento nascevano le prime “botteghe del caffè” (o coffee house), antesignani dei nostri bar; esse erano, certamente, anche “botteghe della cioccolata” e facevano a gara per modificare la ricetta esistente inventando nuove versioni. Nel 1760 la Gazzetta Veneta documenta l’ormai enorme diffusione del prodotto. Fino a tutto il XVIII secolo il cioccolato viene considerato la panacea di tutti i mali, e gli si attribuiscono virtù miracolose.


Il Brasile, il Venezuela, la Martinica e le Filippine aumentano in modo spropositato la coltivazione di cacao; contemporaneamente molte città europee si pregiano della fama per la lavorazione del cioccolato; un esempio fra tutti è Torino, che ha una produzione di ben 350 kg al giorno, esportato in maggior parte in Austria, Svizzera, Germania e Francia, dove poco alla volta la preparazione di bevande al cioccolato diventa una passione per molti. Alla fine del XVIII secolo il primo cioccolatino da salotto, come lo conosciamo oggi, fu inventato a Torino da Doret: la tradizione del cioccolato nel 1800 era talmente radicata a Torino e in Piemonte che gran parte dei cioccolatai attivi in Italia, come Gay-Odin a Napoli e la Bottega del cioccolato a Roma erano originari di questa regione.


Nel 1802 Bozzelli inventò una macchina per raffinare la pasta di cacao e miscelarla con zucchero e vaniglia. In realtà bisogna aspettare il 1820 perché il sistema fosse messo a punto, e la prima tavoletta di cioccolata di tipo commerciale fu prodotta in Inghilterra. Nel 1826, sempre a Torino, Pierre Paul Caffarel cominciò la produzione di cioccolato in grandi quantità grazie a una nuova macchina capace di produrre oltre 300 kg di cioccolato al giorno. Nel 1828 l’olandese Conrad J. van Houten brevettò un metodo per estrarre il grasso dai semi di cacao trasformandoli in cacao in polvere e burro di cacao.


Sviluppò inoltre il cosiddetto processo olandese, che consiste nel trattare il cacao con alcali per rimuoverne il gusto amaro. Questi trattamenti resero possibile il produrre il cioccolato in barrette. Il primo cioccolato in forma solida in scala più estesa rispetto a quello di Doret sembra essere stato prodotto nel 1847 da Joseph Fry. Nel 1852 a Torino Michele Prochet comincia a miscelare cacao con nocciole tritate e tostate creando la pasta Gianduia che verrà poi prodotta sotto forma di gianduiotti incartati individualmente.


Manifesto pubblicitario di una ditta produttrice di cacao (Privat-Livemont, 1899).

Daniel Peter, un fabbricante di candele svizzero, si unì al suocero (François-Louis Cailler, inventore della tavoletta di cioccolato) nella produzione del cioccolato. Nel 1867 cominciarono a includere il latte tra gli ingredienti e presentarono sul mercato il cioccolato al latte nel 1875. Per rimuovere l’acqua contenuta nel latte, consentendone una più lunga conservazione, fu assistito da un vicino, un fabbricante di alimenti per l’infanzia di nome Henri Nestlé.

Tags: